mercoledì 2 dicembre 2015

Civiltà Etrusca - Il mito di Tagete


Materiale di Storia per le Classi Quinte - Scuola Primaria




Tages o Tagete è una divinità etrusca figlio di Genio e della Terra.

Un giorno, un contadino di Tarquinia, mentre era intento ad arare la terra, nei pressi del fiume Marta, vide uscire un bambino da uno dei solchi tracciati. Gli sembrò quasi di vedere una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze del fanciullo. Chiamò quel fanciullo Tagete.

Il bambino era dotato di grande saggezza e di virtù profetiche. Aveva i capelli bianchi la pelle chiarissima e gli occhi rossi (era perciò un “albino”).

Tagete, considerato ora profeta e saggio, ora divinità, era apparso per insegnare agli etruschi l'arte della divinazione (manzia) e della giusta interpretazione del volere degli dei.

Ad ascoltare le sue parole giunse una moltitudine di persone da ogni parte dell'Etruria. Da lui sarebbe quindi nata anche la religione etrusca.

Visse soltanto il tempo necessario per insegnare agli Etruschi, accorsi sul luogo dove era nato, l’arte di predire il futuro. Scomparve poche ore dopo la sua miracolosa apparizione.
Dalle parole di Tagete nacquero tutte le forme di divinazione praticate dagli etruschi, in particolare la divinazione aruspicina delle viscere (fegato soprattutto) degli animali sacrificati.
Si narra anche che Tarconte, fratello (o forse figlio) di Tirreno, il re ed eroe del popolo etrusco a cui ha dato il nome, raccolse le rivelazioni di Tagete.

Tarconte trascrisse e raggruppò queste norme in tre serie di testi, detti appunto Libri Tagetici, opere tra le più sacre della cultura e della religione etrusca. Essi contenevano norme e indicazioni per la comprensione della volontà divina e il corrispondente giusto comportamento da mantenere.

Le tre serie dei libri tagetici erano: gli Aruspicini, i Fulgurali e i Rituali. Questi ultimi comprendevano anche i Libri Acherontici che costituirono le fonti ufficiali e che misero in luce i due punti essenziali della religione etrusca:
·         l’importanza della divinazione che permetteva di interpretare la volontà degli dei,
·         la necessità di istituire un preciso rituale per ogni circostanza della vita sia pubblica che privata.

A ciò erano preposti i sacerdoti, una casta privilegiata che si trasmetteva la carica di padre in figlio, ed erano divisi in due categorie: Aruspici ed Auguri.

Il tutto ci viene raccontato da Cicerone (Cic. de Div. 2.23), e pure da poeti, tra i quali Ovidio (Ov. M. 15, 558).






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